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  1. Questo è un post serio

    May 19, 2012 by admin

    Questo è un post serio. Se volete ridere, non leggetelo. Chi mi legge abitualmente sa che io ironizzo, spesso e volentieri, perché fare del sarcasmo cattivo è l’unico modo che conosco per parlare di quello che abitualmente mi destabilizza. Stavolta no.

    C’è un racconto che gira nella mia testa da un po’ e che si traduce, brevemente, nella frase “Mai più”. Sarà che mi piace Poe, sarà che suona bene. Sarà soprattutto che io, quelle due parole, le ho pensate spesso e le ho viste realizzare troppo poco.
    Nel 1992, io avevo dieci anni. Il 23 Maggio del ’92 ero una bimbetta bionda che aveva appena finito la quarta elementare e mangiava il gelato leggendo un libro sul divano, mentre in sottofondo la TV mostrava i risultati del detersivo che lavava bianco che più bianco non si può. Mia madre stirava – nei miei ricordi di bambina, mia madre stira sempre.
    Quale che fosse la rete – RAI3, penso, perché a quell’ora aspettavamo il Tg regionale – né io né mamma stavamo seguendo davvero. È in quegli anni che abbiamo inaugurato la tradizione – durata poi altri dieci – di lasciare la TV accesa come una conversatrice instancabile, mentre noi facevamo altro. Io cominciavo ad essere troppo snob – già da bambina – per interessarmene e a mia madre piaceva lavorare con qualcuno che parlava.
    Ecco, però mi ricordo che ho alzato la testa a un certo punto e ho visto una valle, una voragine, tutta nera come il catrame e piena di fumo e solo dopo ho capito che quello era asfalto, che era una strada aperta in due e che vicino al fumo nero c’erano lamiere e pezzi di… cose.
    Poi ho sentito dire “Falcone”. E ho pianto.
    Mia madre si è seduta sul divano di fianco a me e mi ha guardata per un po’, zitta. Da quando ho memoria, credo che quella sia stata l’unica volta in cui non ha detto niente vedendomi piangere.
    Falcone io l’avevo visto in TV e mi era piaciuto subito. Mi piaceva la sua faccia e mi piaceva ascoltarlo, mentre diceva cose troppo grandi per la mia realtà infantile e paesana, così pacifica e lontana da quello di cui lui parlava. In casa mia, tutti a parte mio padre si meravigliavano di quanta attenzione prestassi appena Giovanni Falcone appariva in video. Papà no, lui aveva capito da subito quale fosse il fascino che esercitava su di me quel giudice palermitano, nell’età in cui il mio massimo interesse avrebbero dovuto essere le Barbie. Ma io sono sempre stata una bambina strana. A lui andava bene così.
    Stamattina mi sono svegliata e, per la prima volta dopo vent’anni, ho ripensato coscientemente a questa storia, leggendo la notizia dell’attentato di Brindisi e il nome della scuola colpita. Morvillo Falcone. E ho detto: AH.
    Stavolta non ho pianto. Non ci sono riuscita. Forse quelle lacrime di vent’anni fa si sono portate via la parte di me che sapeva stupirsi del male. Chissà. Ma mi sono sentita di nuovo quella bambina di dieci anni, col gelato che le colava sulle mani e sulle pagine di un tascabile e l’odore di bruciato in cucina, perché mamma aveva lasciato il ferro da stiro sui miei jeans e dopo c’è rimasto un buco, coperto con una toppa – si usava ancora, vent’anni fa?
    Mi chiedo com’era, la ragazza uccisa dallo scoppio della bomba stamattina. Di certo non aveva toppe sui jeans, magari li aveva stracciati apposta. Mi chiedo com’è morire a sedici anni perché la tua scuola si chiama Falcone, mi chiedo a cosa stesse pensando in quel momento. Se rideva, magari voltandosi a salutare una compagna o se pensava a un’interrogazione, a un compito in classe e me la immagino, splendida e traboccante di adolescenza, cristallizzata per sempre nell’attimo prima dello scoppio di tre bombole di gas.
    Non arrivo a immaginarmi il resto. Non posso.
    Chi è stato a mettere quelle bombole? Non posso dire nemmeno questo, perché non lo so.
    Però so altre cose. So che quell’Istituto aveva vinto il premio legalità mettendoci le facce dei suoi studenti, so che era intitolato a Francesca Morvillo, la moglie di Falcone, morta con lui nella strage di Capaci e so che oggi a Brindisi è previsto l’arrivo della Carovana Antimafia. E quindi, in definitiva, un po’ Pasolinianamente, SO.
    Vorrei avere la ricetta della riscossa, ma non ce l’ho. Lo sfregio sul volto della città di Brindisi, lo sfregio al nome di Falcone e la mentalità che c’è dietro sembrano voler sottolineare che fregiarsi di certi valori è una colpa. È l’ennesima minaccia, l’ennesima risata di scherno, l’ennesimo affronto verso chi cerca di schierarsi dalla parte giusta.
    Mentre fioccano le dichiarazioni di solidarietà, a me viene in mente quello ch’è successo dopo Capaci.
    Non è sufficiente prendere gli autori dell’attentato, perché Brusca senza quelli che lo proteggevano non avrebbe potuto fare nulla. Va fermato quello che c’è dietro, vanno cacciati i politici collusi, va sfatato il mito che la mafia è meglio dello Stato e quindi serve uno Stato migliore, che non ignori i suoi cittadini. Ecco perché mi piaceva Falcone. Perché tra tante grinte, ghigne e musi, tra tante maschere a mo’ di viso, la sua era una faccia vera onesta, sincera, che sapeva anche aprirsi in un sorriso.
    E invece, facce come la sua, come quella di Borsellino, di tutti i giudici antimafia retti e pervicaci, di questi tempi sono invise. E rischia di tornare in auge un certo modo di pensare: è esattamente il momento giusto.
    Non dovremmo lasciarglielo fare. Non dovrebbe succede mai più.
    Soprattutto, non dovremmo pensare mai più che il sangue degli eroi abbia lavato via tutto, perché non è così.
    Il sangue non lava via niente. Macchia, ristagna e ne chiama altro.
    No, questo non è un bel post, ma è un post serio. Sincero e onesto, come il sorriso di Falcone e le sue lotte.

     

    Di seguito, un pensiero di Serena, che ha voluto utilizzare queste povere pagine come finestra per dire la sua.

    Storie di vite spezzate.
    Immagino che chiunque di voi abbia un sogno. Uno qualsiasi, una sorta di affermazione personale, una speranza che giace nel vostro cuore. Andate a scuola, ogni mattina, siete ansiosi perché c’è quella professoressa che proprio vuole mettervi alla prova, o magari non vi piace una materia e proprio oggi sarete interrogati. Andate a scuola, ogni mattina, combattete per i vostri sogni, tentate di dare il massimo, lo date, ce la fate, non avete vent’anni ancora; vivete la vostra vita, siete italiani, siete cittadini dell’Italia, ma un giorno qualsiasi andate a scuola e qualcosa vi strappa quel sogno.
    Non c’è più niente. Non ci sono più le sveglie alle sei, per andare in città, non c’è più l’odore del tè o del caffè, né quello gustoso di un cornetto, né quella morsa struggente allo stomaco per un’interrogazione, né la felicità di rivedere la vostra migliore amica, tra i banchi di scuola.
    Non c’è la preoccupazione del nove o del dieci, magari, perché voi ci credete, nei vostri sogni. C’è solo un’eco di dolore e non di civiltà.

    Stamattina, quando ho letto ciò che è accaduto, questo è stato il mio primo pensiero. Anch’io, un tempo, sono andata a scuola, ho provato queste cose, ho atteso con ansia la campanella dell’intervallo per ripassare.
    Domani mattina, una ragazza di sedici anni, Melissa, non vivrà più queste cose, perché la sua vita è stata spezzata, secondo le prime indiscrezioni, dalla mafia.
    Maria Falcone, sorella di Giovanni, ha affermato che: “Quanto accaduto a Brindisi è un atto gravissimo, un colpo al cuore dello Stato, ma non ci sarà nessun cedimento nel nostro impegno. Provo grande dolore, come se avessero ucciso ancora una volta Giovanni Falcone e Francesca Morvillo”. (1)
    Il 23 Maggio ci sarà l’anniversario della morte del magistrato Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia insieme alla moglie Francesca Morvillo e alla scorta.
    Vent’anni, sono passati vent’anni, ma ancora oggi Giovanni rimane una guida per chi vuole combattere queste ingiustizie, per chi crede in un’Italia libera dalla mafia, da chi prende in mano il potere e crede di poter assolvere e condannare secondo un codice inesistente, chiamato d’onore, ma che di sacro, di rispetto, di giustizia ha ben poco.
    La mia solidarietà va alla famiglia di Melissa, che questa mattina è diventata una delle vittime di questo orrore che sembra non conoscere fine, alle famiglie degli adolescenti che adesso sono feriti, a Veronica, che combatte per vivere, e alla sorella di Falcone.
    Giovanni non aveva paura di morire. Giovanni è morto una volta sola, ma non nei nostri ideali, né nel nostro cuore.


  2. Marcia (su Roma) per la vita?

    May 14, 2012 by admin

    S’è fatto un gran parlare ieri di questa manifestazione e non dovrebbe stupire proprio nessuno: in tempi di crisi, la gente dovrebbe manifestare per il pane e il lavoro e invece, seguendo l’illuminato consiglio dell’imperatore Palp… no di Ratzinger – scusate, stavo per svelare la sua identità segreta – questa gente non pensa al posto fisso. In compenso, di fisso ha un chiodo piantato nel cervello, presumibilmente in un’area così strategica da impedirle di ragionare normalmente. Ora, io immagino che le cose siano andate più o meno così: uno s’è svegliato la mattina – un uomo, per forza, è un’idea troppo cogliona per venire da una donna. E se era una donna, allora era del PD, perché lì pare le vogliano soltanto così – e ha pensato: quant’è che non rompiamo le palle sul diritto all’aborto? Mi mancano quelle belle scampagnate a ritmo di slogan cretini. Adesso chiamo qualcuno e glielo dico. E siccome la demenza si propaga a macchia d’olio e questi son sempre pronti – par che non aspettino altro – si organizzano per una bella marcia. Poi pare che fossero troppo pochi per ottenere lo sconto comitiva e quindi, quando hanno esaurito il giro di telefonate fra loro hanno cominciato a chiamare i vicini. Risultato: hanno messo insieme un gruppone eterogeneo con tante belliiiiissime varianti: c’era Militia Christi – a me sfugge il perché un gruppo ispirato al più grande idealista e pacifista della tradizione occidentale dovrebbe includere nel proprio nome la parola militia che vuol dire esercito e non ha niente a che fare con l’essere militanti, no – c’era l’Opus Dei – se l’opera di Dio è questa, stiamo freschi – e siccome hanno sfilato per via della Conciliazione s’è pensato di far intervenire anche l’altra parte dei Patti Lateranensi. D’altra parte, che Marcia su Roma è senza un paio di fascisti? E dunque, ecco arrivare Forza Nuova al gran completo, con tanto di sindaco nostalgico in testa, il quale, drammaticamente defraudato della neve – è maggio – e dei pini autoctoni, non sapeva più come far parlare di sé. Ma poi ha avuto quest’idea brillante di dare il patrocinio alla Marcetta – pardon, reminescenze del ventennio – e dunque, rieccolo ai disonori della cronaca.
    Il tutto è stato naturalmente insaporito dalla presenza di una serie quasi imbarazzante di porporati e politici – tra cui la Garavaglia, io l’avevo detto: al PD se non son così non le vogliono – accompagnati da commenti e argomenti che farebbero orrore a quasiasi persona di buonsenso (completate dunque voi il sillogismo implicito).

    TOP FIVE degli argomenti aberranti:
    Si piazza al quinto posto il sempreverde “Abortire è peccato”: quindi, rispondo io con la mia logica ineccepibile, NON FARLO, mica sei obbligata. La legge 194 non ti punta un fucile in faccia, ti da una possibilità. Che altrimenti non avresti.
    Quarto posto per Ale-Alemanno che ci spiega che “se qualcuno si risente dovrebbe pensare che della 194 non sono state applicate le procedure di prevenzione”. E ha ragione. Certo che però se quel pirla sul balconino – no, Alemanno, non questo, QUESTO – va dicendo che la prevenzione è peccato e fa crociate contro il profilattico, la prevenzione va a peripatetiche. E senza sesso sicuro, oltretutto!
    Terzo posto sicuramente assegnato alla Mennuni – la delegata di Ale-Ale alle pari opportunità: andiamo sempre meglio – che ci spiega quanto l’aborto “sia ormai percepito in maniera banale e poco tragica”, segno evidente che, buon per lei, non s’è mai trovata nella situazione di dover abortire, altrimenti saprebbe che per una donna l’aborto è un trauma quasi sempre.
    Secondo posto: le donne che abortiscono sono come i mafiosi, anzi peggio. Non bastava Grillo, coi paragoni sulla mafia, ci si dovevano mettere anche loro. Alla fine chiederanno di mettere le sostenitrici del diritto di scelta in prigione col 41 bis.
    Primo posto, perché è seriamente una cosa che mi fa orrore, se lo guadagna un cartello con riferimento a Eluana Englaro. Che voleva vivere, pare. La signora che lo brandisce asserisce che lo sa, anche se non si capisce come. I commenti sono superflui.

    Intanto, Ale-Ale si professa un difensore della vita, s’inchina – si mette proprio a novanta – al vescovo di turno, strizza l’occhio a Casa Pound e fa finta di non sapere chi sia Freda – e dire che, politicamente, bazzicavano la stessa parrocchia – o che l’apologia del fascismo è ancora reato, ma tace sul ben più importante movimento a difesa delle donne che sta in questi giorni organizzando una manifestazione contro la violenza. Patrocinerà anche quello, difensore com’è degli alti valori, o visto che si muove solo per Dio, patria e famiglia, considererà la cosa non degna di nota?
    Frattanto, comunque, i veri temi del momento sono riusciti a emergere lo stesso: in mezzo ai pro-life c’erano anche dei giovanissimi con tanto di pettorina blu, incaricati di raccogliere fondi. Pare che non fossero del movimento, ma semplici lavoratori a giornata – fate ciao ai diritti sindacali – e che fossero stati ingaggiati su un noto sito di recruiting per la modica cifra di trentasette euro. Quando si dice movimento per la vita, evidentemente si allude alla vita dei feti e basta. Di quella dei disoccupati, dei precari, delle famiglie in difficoltà, delle ragazze madri non gliene può importare di meno. Tanto più che lo sanno benissimo che se si decidesse di abolire la 194 si tornerebbe agli aborti clandestini, con enormi rischi per tutte le donne che avessero necessità di interrompere una gravidanza.
    Che, ricordiamocelo, è immorale – mentre crescere un figlio in mezzo agli stenti, abbandonarlo, ammazzarlo di botte, metterlo al mondo malato e senza speranze di una vita normale, quello va bene. Che simpatici, questi estremisti, e che idee curiose hanno sul peccato.

    Tra l’altro, credo che anche giocare d’azzardo, andare a escort, abusare dei bambini o delle donne, fare guerre per il petrolio usando come scusa il terrorismo, vivere nell’oro mentre la gente muore di fame siano peccati, ma chissà perché per quelli ‘sta gente non protesta mai.


  3. Corre, corre, corre la locomotiva – mai che vi prendesse in pieno!

    April 24, 2012 by admin

    Da dove parto, da dove, da dove?

    C’è questo gruppo di ameni nostalgici che dioseliport… li conservasse amorevolmente sempre in salute donando loro l’illuminazione, che ha fatto una serie di manifestini – ispiratissimi devo dire – che, citando il verso di Gucciniana memoria “gli eroi son tutti giovani e belli” dedica il tutto alla memoria dei Repubblichini di Salò.
    Mi piacerebbe dire che far di un canto anarchico la citazione in onore di un gruppo di Fascisti è come minimo un filo incoerente – ma ci siamo abituati ormai, quelli di Casa Pound citano Che Guevara – o che hanno completamente stravolto il senso della cosa, che anzi era più che altro ironico.
    A rispondere a loro ci ha già pensato il Maestrone, ma fra poco è il Venticinque Aprile e volevate che mancasse il post dedicato? Su, su, che ormai mi conoscete.

    L’altro giorno ho parlato con un signore che la Resistenza l’ha fatta, sui suoi monti che poi sono anche un po’ i miei, un bel vecchio, di quelli che se li stai a sentire ti raccontano tutto quello che vuoi, che segnava col dito tutti i posti dove era stato, e io dietro, che scrivevo sull’iPad – ma cum’a fa a scrive in sce quelu belin de afare?* ma come fa a scrivere su quel *ehm* curioso dispositivo – tutta zelante. Tal signor Giuseppe – u sciou Beppe – a un certo punto mi guarda e mi fa: “ma a lei, cosa interessa? I giovani queste storie non le voglion sentire più.”
    Mi sono venuti gli occhi lucidi e lui allora ha cavato di tasca il fazzoletto e un pacchetto di sigarette che credo risalisse almeno al millenovecentottanta – “io fumo la pipa” mi ha detto, “perché ormai queste costano troppo” – e me ne ha offerta una, secca da morire ma buona. E poi mi ha rifatto la domanda.
    E io ho risposto: “Io non voglio solo sentire. Voglio anche raccontare.”
    Così, s’è rimesso a raccontare lui.
    Alla fine, gli ho chiesto io una cosa. Gli ho chiesto se avrebbe rifatto quello che ha fatto e lui ci ha pensato un po’ su.
    Poi mi ha risposto di no e gli occhi lucidi sono venuti a lui. Ha detto: “Per ritrovarmi in un paese così… non ne è valsa la pena. Ormai tutti ti raccontano che  quello là era uno tanto per bene e i bastardi eravamo noi.”
    Quello là è Mussolini, ovviamente.

    Ho provato a pensarci. Se tento di guardare il mondo con i suoi occhi, vedo ancora più schifo di quanto non ne veda con i miei.
    Vedo gli ideali partigiani traditi da gente che si permette di revisionare la storia, vedo le lotte dei lavoratori calpestate da chi li avrebbe dovuti difendere, vedo i nani e le ballerine che sguazzano nel loro circo fatto d’oro, vedo lacrime-da-coccodrillo Fornero e Monti-Goldman-Sachs che decidono un destino che nelle nostre mani non è mai stato meno di adesso e vedo gente che si ammazza perché non riesce a campare. Un suicidio al giorno e sì che ai tempi di Mani Pulite, quando a suicidarsi non erano i poveri cristi ma i corrotti e corruttori era un gran dramma, oggi non importa più a nessuno. È normale, è quotidiano, è la crisi.

    E sì, lo so, sto facendo un gran casino con tutto insieme.
    Mi vien da fare del qualunquismo e dire che ha ragione lui, che non vale la pena combattere per un Paese così, che forse dovrei mollare il colpo e partire, andare chissà dove, l’inglese lo parlo bene, sono un informatico, mal che vada lavo piatti, l’Italia fa schifo e io, sì, voglio smettere di vergognarmi del Paese in cui vivo, della sua classe dirigente, dei suoi revisionisti e di chi gli permette di essere tali in spregio al valore penale dell’apologia di reato – ma esiste ancora? – e che voglio un mondo diverso, un Paese diverso, fatemi andare via.

    Ma poi penso agli occhi del mio partigiano quando m’ha salutata, penso a quello che mi ha chiesto.
    “Come te la spiego la differenza?”
    Perché se lo chiedi a loro, se lo chiedi a quegli altri, ti dicono che c’era la guerra e in guerra, bene o male, tutti sparano.
    Cazzate.
    I morti non sono tutti uguali. Quelli che sono morti per liberare sono diversi da quelli che sono morti per opprimere.
    E sono diversi dai deportati di Mauthausen, come il padre della mia vicina di casa, ch’era un prigioniero politico. E sono diversi dai morti ad Auschwitz-Birkenau e di tutti gli altri Lager, che come colpa avevano solo di essere Ebrei, Zingari, Neri, Omosessuali. O matti, ma quello è successo ancor prima ed è ancora un’altra storia. Chiunque, nella lotta, si sia schierato dalla parte di questi ultimi, anche solo idealmente, è diverso da chi si è schierato con i loro aguzzini. Ecco perché i Repubblichini, perché i Fasci non sono la stessa cosa dei Partigiani.
    Così come Falcone e Borsellino non sono la stessa cosa dei Mafiosi morti anche loro, vogliamo dire “sul campo”?
    Penso a mio padre che lavorava come un mulo e costruiva navi bellissime e penso a quelli come lui, che si ritrovano culo a terra perché qualche stronzo ha deciso così. E mi dico che un altro mondo è possibile.
    Penso al piccolo industriale, al padre di famiglia, alla studentessa, al pescatore che non ce la fanno più e cercano la morte e mi dico che i Partigiani non hanno combattuto perché un branco di banchieri sciacalli dall’altra parte del mondo si arricchisse lasciandoci in mutande.
    Penso ai diritti civili che ancora non abbiamo e penso che voglio un altro mondo.
    Penso che se voglio un altro mondo devo cominciare a farlo io. E tu, tu, tu e anche tu.
    Penso che vicino al terminal dei traghetti ho visto una scritta rossa che diceva “W il 25 Aprile. Resistere, resistere, resistere”.
    E allora resisto.

    Penso che i sogni dei Partigiani son rari e corti, perché poi ci alziamo e andiamo a combattere per realizzarli.

    BUON 25 APRILE A TUTTI. ORA E SEMPRE RESISTENZA.

    Questo post è dedicato ai Partigiani, tutti quanti, quelli di ieri e quelli di oggi,
    ai morti nei campi, ai martiri del Regime Fascista,
    ai combattenti per la libertà di qualunque epoca,
    nazione, razza, credo, sesso.
    E a Francesco Guccini,
    che ci insegna sempre qualcosa,
    anche quando fa le faccette al di là di un vetro.


  4. La merda e la cioccolata – Ode ad una Bambola Gonfiata

    April 13, 2012 by admin

    La Santanchè.
    Vi mancava? No, nemmeno a me. Ma eccola tornata alle luci della ribalta – no, nessuno l’ha ribaltata, anche se ci speravamo tutti – per la sua ultima chicca. La chicca è la seguente: Nilde Iotti e la Minetti sono in sostanza la medesima cosa, perché entrambe han fatto carriera col sesso, dato che la Iotti era l’amante di Togliatti e la Minetti era la maitresse del bordello del nano col riporto.

    La precisazione storica vorrebbe che io vi dicessi che Togliatti è morto nel 64 e la Iotti è stata eletta presidente della Camera nel ’79. I comunisti mangiano i bambini e vanno all’Inferno, quindi dubito che il compianto Palmiro – meno compianto di Enrico* ma sempre compianto, specie visti i tempi – sia risorto miracolosamente dall’eterno fuoco – graziato, che so io, da Lenin? – giusto in tempo per una sveltina e una nomina altrettanto rapida – dopo questi termini così ingiuriosi ai Padri della Patria ci andrò io all’Inferno, ma tanto son Lucifero e dunque… – ma è davvero il caso?
    Per capire la differenza tra la Minetti e la Iotti, basta avere un neurone. Che la Santanchè l’ultimo l’abbia affogato nel botulino o nei litri di saliva che dispensa umettando con la soave sua appendice boccale altrettanto soavi deretani? E allora, a grande richiesta, tornano i giochini del punto. Questo si chiama

     

    TROVA LE DIFFERENZE

    Nilde Iotti fa parte dell’Assemblea Costituente e contribuisce alla stesura della Costituzione
    Nicole Minetti fa parte di un’assemblea che fa rima con quella di sopra ma di scopo – da leggersi a scelta con la o aperta o chiusa, a seconda della sfumatura – decisamente meno nobile.

    Nilde Iotti ha fatto – probabilmente – la Resistenza.
    Nicole Minetti si è fatta – probabilmente – il Presidente.

    Nilde Iotti era antifascista quando essere antifascisti poteva fare parecchio male alla salute.
    Nicole Minetti era l’animaletto da compagnia dell’autore della famosa massima “Mussolini non ha mai ucciso nessuno”

    Nilde Iotti è stata con Togliatti per vent’anni.
    Nicole Minetti usava la tariffazione diaria.

    Nilde Iotti è stata eletta.
    Nicole Minetti no.

    Insomma, è un po’ come mettere insieme la merda con la cioccolata.

    Cara Santanchè – Ode ad una bambola gonfiata

    Qui una rima mette le ali
    se confondi immantinenti
    le due cose differenti
    vedendole uguali,
    donna che mi par uno pneumatico
    senza arte e – più che altro – senza parte
    tu mi costringi a scoprir le carte
    in modo svelto e pratico.
    Santanchè,
    che scambi lucciole per fari
    son per te cazzi amari.
    Tant’è
    visto che l’escremento
    come la leccornia più fine
    come la poesia sublime
    ti da godimento
    che non fai distinzione
    in quel che spalmi sul pane
    ci sarà stata delle volte una cacca di cane.
    Ci avrai pure fatto colazione?

    L’esperimento poetico è finito
    ora mandatemi a quel paese
    tutto a mie spese
    senz’arte, sì, e ormai pure senza partito.

    *Berlinguer, se non si fosse capito.

     


  5. Non è il solito post femminista

    March 8, 2012 by admin

    O magari sì.
    Però non sono partita con l’intenzione di dirvi che l’otto marzo è una festa commerciale e idiota, che non ci dovrebbe esser bisogno di una ricorrenza per festeggiare le donne e quant’altro.

    È una riflessione e nemmeno troppo lunga.

    L’altra sera, di fronte ad un piatto di pasta, si discuteva della dignità femminile e io sono giunta alla conclusione che le più grandi nemiche delle donne, spesso, sono proprio le donne stesse. Parlo di quelle che alla fin fine fanno le smorfiose per farsi offrire un caffè, di quelle che poi in fondo mi basta mostrare le gambe, di quelle che cazzo, la mia vita sarebbe molto migliore se qualcuno mi mantenesse e non dovessi lavorare, di quelle che strepitano e starnazzano, di quelle che no, caro, se non vuoi non lo faccio.

    Io sono venuta su a muso duro, lo confesso.

    Credo fortemente nelle pari opportunità. Però bisogna guadagnarsele. Non lo so, la vogliamo piantare di smollarla solo in cambio di un regalino? Per dire. Smolliamola se ci va, senza se e senza ma. Prendiamoci questa liberazione effettiva per una volta, smettiamola di dire che il sesso senza amore – o senza contratto – è svilente e che una donna che lo fa è una sgualdrina. Scopare fa bene alla salute – se fatto con prudenza e accortezza – anche se non sei esattamente innamorata della persona che ti porti a letto. Non è questione d’amore, quanto di endorfine.

    E poi: ma è possibile che le donne non debbano mai saper parcheggiare? Ma fatevi fare delle lezioni supplettive. Scuola guida solo di parcheggio, devo proporla. Sarebbe un business mondiale. Fatevi prestare una macchina senza servosterzo e via andare, un po’ di muscoli nelle braccia servono sempre.

    Smettetela di farvi spuntare la lacrima facile per qualunque cosa. E no, non sto parlando con quelle che piangono di nervi o che si commuovono: è umano, ci mancherebbe. Parlo di quelle che sbattono le ciglia e fanno gli occhioni da Bambi-appena-rimasto-orfano non appena qualcosa va storto.

    Smettetela di pensare che la vostra vita non vale nulla se non avete un uomo. Voi non siete Bella Swan – spero – e non c’è in giro nessun vampiro cosparso di strass pronto a venire a salvarvi (o, se preferite, nessun mutaforma senza maglietta). Il vostro orologio biologico non sta morendo, anche se siete all’alba dei trent’anni e non siete sposate. E comunque, da dove viene questa convinzione che se non fai figli non sei una donna realizzata? In certi casi, poi, i figli non si dovrebbero neppure fare.

    Per amor del cielo: leggete le istruzioni. Se il computer non parte, non chiamate qualcuno con voce stridula, imparate ad usarlo. Se la luce non si accende, controllate l’interruttore – lo so, si chiama buonsenso, ma è una dote rara ultimamente – e se avete un problema cercate di risolverlo. Tirate fuori queste cavolo di ovaie, prima che vi caschino.

    Smettetela di convincervi che i sacrifici di carriera tocchino solo a voi.
    Smettetela di mollare tutto per andar solo dietro a lui.
    Smettetela di farvi dire cosa dovete fare.
    Smettetela di cancellarvi dai social network perché lui è geloso.
    Smettetela di uscire negli orari consentiti.
    Smettetela di dare le password della vostra email – ma quello in generale, che poi venite da me a dirmi: oh, mi sono entrati nell’account. Eh, brava polla!
    Soprattutto, smettetela di approfittare del fatto che avete una vagina per giustificare qualunque cosa.
    E anche di fare le belle statuine sorridenti, che mi da ai nervi.
    Perché poi succede come all’ultima fiera dei videogiochi a cui sono stata, dove i ragazzi vincevano un giro sulla Lamborghini da piloti e le ragazze un giro da passeggere, le ragazze carine, si intende, insomma, le fighe di plastica – non perché carine, io non ce l’ho con le ragazze carine,  ma quelle parevano manichini in posa che si muovevano come i pinguini di Madagascar. Smile and wave, girls, smile and wave.
    Magari non avrei vinto lo stesso, sono decisamente scarsa nei giochi di guida – più o meno il contrario che nella realtà, sono abituata a guidare e mi piace pure – anche se il gioco non era della Rockstar – a me la guida Rockstar fa venire i cinque minuti: quanti poveri passanti ho falciato su GTA IV, ho perso il conto, io non ero ricercata perché sparavo alla gente, ma per tutte le volte per cui sono sfuggita alla polizia durante rocamboleschi inseguimenti – ma vorrei avere il diritto di provarci, grazie.
    In compenso mi son presa le mie soddisfazioni sul sempreverde Modern Warfare 3 – OT: non sono ancora riuscita, praticamente, a giocare online. Questa cavolo di linea mi sta stressando, ergo sarò sicuramente diventata di nuovo una pippa e sì che ci avevo messo tanto a riprendermi, dopo… va beh, glissons – e devo dire che in quello stand erano assolutamente corretti.

    Lo so, sono andata fuori tema. Quello che volevo dire, in sostanza, è che dovremmo, noi donne, evitare di dare agli uomini l’opportunità di metterci in posizione d’inferiorità. Perché ci riescono benissimo da soli, a discriminarci solo perché portatrici sane di utero.

    Oggi ricordiamo le conquiste che dovremmo aver fatto, sperando che un giorno siano conquiste reali: che smettano di licenziarci perché rimaniamo incinte, che non ci vedano più come semplici oggetti sessuali. Che ci diano le stesse opportunità di carriera dei maschi, che smettano di volerci comandare a tutti i costi. Che non ci siano più donne schiavizzate, massacrate, violentate, infibulate. Che si spezzi il circolo vizioso che si trasmette di madre in figlia, quello che comunque, la donna è nata per soffrire e tanto fa.

    Tra parentesi, la mimosa puzza e mi fa venire mal di testa.


  6. Tante belle cose

    March 5, 2012 by admin

    Vi avevo anticipato un po’ di novità a livello forum.
    Dunque:

    in queste ore le mie valentissime e gnocchissime collaboratrici stanno facendo le pulizie di primavera, per toglier via quel che non serve. Alla fin fine, si tratta di semplificare un po’ la struttura: presto vedrete le novità. Per questo motivo, fino a post ufficiale di riapertura, considerate il forum chiuso per manutenzione.

    Una volta che il forum sarà pronto, ci saranno dei cambiamenti evidenti. Tenteremo di proporre alcune iniziative, nel nostro piccolissimo, per farlo vivere, ma è indispensabile la vostra partecipazione.

    A tale scopo, la prima iniziativa che promuoviamo è un contest un po’ strano. Alcune lettrici mi hanno chiesto, ai tempi, dettagli in più sulla mia prima fanfiction, “La Bellezza del Demonio” che io mi sono sempre rifiutata di fornire perché per me era un po’ storia chiusa. Così come non ho voluto scrivere seguiti, perché, sempre per citarmi, cosa fatta capo ha.

    Mi diverte l’idea però di proporla a voi. Vi do in pasto i miei personaggi: cinquemila parole per scrivere tutto ciò che io non vi ho detto e che avreste voluto leggere. Che ve ne pare? Presto i dettagli tecnici. Per ora, vi lascio in un limbo di sospensione.

    A presto!


  7. Eppur non si muove – solo al denaro, né all’amore, né al cielo

    March 2, 2012 by admin

    E va beh. Stamattina è iniziata storta, mia nonna mi ha tirato via il secondo cuscino perché secondo lei stavo scomoda. Io invece dormivo e anche piuttosto bene. Mi giravano, quindi, già le sacre sfere alle otto meno un quarto.
    Ma insomma, a Trento pare che un signor parroco di professione politico abbia posto il veto alla presenza di Margherita Hack nel teatro – civico – concesso in comodato d’uso – gratuito, bello sbaglio, enorme, se si tratta di cavar fuori soldi tacciono immediatamente questi simpaticoni – alla curia. Perché pare che l’evento sia offensivo per la morale cattolica, come tutta la cultura o quasi, tra l’altro e ci sarebbe un regolamento che vieta questo tipo di eventi, tanto più – questa è esilarante – che l’incontro era fissato per il venerdì santo e quindi, con buona pace della par condicio, mancava il contraddittorio – perché ovviamente i baciapile in quel momento sono a sniffare incenso e sì, lo so, sono acida e poco rispettosa, ma abbiate comprensione per me, queste cose mi sfavano a bestia.

    Sta di fatto che Chiesa e astrofisica stanno bene assieme come i cavoli a merenda: il povero Galileo ne sapeva qualcosa, visto che gli toccò abiurare una cosa perfettamente vera – e difatti aggiunse “eppur si muove” – per non finire come il mio amico Giordano Bruno e tutta la bella compagnia cantante. Ergo, il contraddittorio non gli conviene, soprattutto vista la levatura della Hack, che se li mangerebbe in un boccone. Poi me lo immagino alquanto surreale, il discorso tra un baciapile e un’astrofisica, al limite del barzellettistico. La cometa è un presagio, no è una stella, come fa ad essere un presagio una palla di gas, a meno che non ci sia una fava vicino che accende un cerino? E in quel caso, non è un presagio molto buono. E via discorrendo.

    Dicono che si sarebbe parlato pure di eutanasia e testamento biologico. È un’obiezione un po’ cretina – vi rimando a Giovanardi, per l’etimo – ma facciamo finta che abbia un senso: si può parlare di eutanasia con qualcuno che pensa che il suicidio non sia perdonabile mentre l’omicidio sì? E se vogliamo metterla sul piano dell’estremo perdono – che al suicida, giocoforza, non può essere concesso – si può comunque affrontare l’argomento con chi condanna l’aborto ma promuove i sacerdoti che ai bambini senzienti fanno di peggio per coprire le loro magagne? Io direi di no. Per dettar morale – se poi di morale si tratta, la vita è mia e se ho delle remore all’idea dell’aborto, di certo non ne avrei a richiedere l’eutanasia. Provate a guardare negli occhi di un malato terminale e venitemi a dire con che coraggio lo terreste in vita contro la sua volontà – bisogna essere irreprensibili e quasi nessuno lo è, giusto Gesù Cristo, secondo loro, e potrei pure esser d’accordo, ma lui girava scalzo e a dorso di mulo predicando che beati erano gli umili, Ratzi gira con le Prada e la Papamobile e di umile ha giusto quello che gli lava i piedi.

    Confesso che, al di là del mio ateismo, comincio a sentirmi decisamente a disagio di fronte a questa Chiesa che più che all’amore divino e umano, più che al cielo e alla teologia, guarda soltanto al denaro, che significa potere e controllo. Confesso che non ne posso più di gente che fa politica invece di pensare alla tonaca e del modello che si sta imponendo. Quanto ci vuole prima che vietino di proporre il modello Darwiniano in favore del Creazionismo, perché io vorrei essere all’estero quando succede. A Maui. magari, o a Cuba, dove almeno che c’è la dittatura lo si dice e siamo tutti più contenti. Confesso che sono stufa di vedere una nazione dove la libertà di religione è soltanto una fola per gli stolti e nonostante tutto c’è ancora chi se la fa raccontare e dice che lo Stato è sovrano. L’unico Stato sovrano qui è quello Pontificio.

    Dovremmo esserci evoluti. Eppur si muove tutto, tranne loro, che non sono ancora andati fuori dalle palle.


  8. C’era una volta – Favole sovversive

    February 15, 2012 by admin

    Vorrei essere abbastanza brava a scegliere le parole e trovarne di giuste per commentare ciò che sta succedendo ad Atene, perché forse così sarei capace di strapparmi da dentro questo profondo senso di malessere. Ma proprio non mi riesce. Devo prendermela con qualcosa più alla mia portata, in attesa che quello che sto covando venga a galla.

    Questo è un post sovversivo.

    C’era una volta una regina cattiva che si prese un nome e non volle più restituirlo. La sua faccia era finta, la sua voce era come l’urlo di una banshee, i suoi discorsi erano deliri pur senza che lei fosse veramente pazza.

    No, non sono vittima di una crisi di vaneggiamento. Sto parlando della Santanchè, che poi si chiamerebbe Garnero, per voler essere pignoli e puntigliosi, ma che ha adottato l’usanza anglosassone di attaccarsi al cognome del marito come un polipo ad un barattolo d’inchiostro.

    poliposantanché

    Trova le differenze

    Non ho voglia di soffermarmi sulle tante – ehm – stupidaggini dette e fatte da costei – che non è della parrocchia di Giovanardi ma ha ugualmente collezionato una serie di imbarazzanti uscite -  perché sono persino troppo acida per riderci su, oggi, ma sta di fatto che nella mia pausa sigaretta ho scoperto ciò:

    screen

    E ho pensato: ma a che diavolo si riferirà mai la Santanchè? Vuoi vedere che un agente di polizia, un carabiniere, una guardia forestale, insomma qualcuno, ha accidentalmente accarezzato la testa ad uno sfortunato civile e quello per lo shock ha barcollato fino a cadere da un ponte nonostante i vani sforzi fatti dall’agente per salvarlo e quindi la Santanchè se n’è uscita con questa sentenza un po’ infelice, ma tutto sommato comprensibile in una circostanza del genere? E invece no.
    La Danielona de noartri si riferisce a Spaccarotella – i nomi non sono sempre simboli arbitrari – ex agente della polstrada, per il quale è stata confermata in Cassazione la condanna per omicidio volontario del tifoso Gabriele Sandri. Uno sparo da una parte all’altra dell’autostrada, uno sparo non necessario e molto probabilmente ad altezza d’uomo.

    Non voglio prendermela con la Santanché. Anche perché sarebbe inutile tentare di ragionare con una signora che prescinde dal contesto storico per definire Maometto un pedofilo e scambia la bandiera di un’associazione benefica per quella di Hamas, però mi sento di dover dire qualcosa in proposito, anche e soprattutto perché mi sento sovversiva. Ci sono storie – favole – assurde e strane, favole atroci che però andrebbero raccontate più spesso.

    C’era una volta una ragazza di diciannove anni che ha visto la sua città a ferro e fuoco, invasa da orde nere di soldati, senza cavalli ma con i manganelli. Gli occhi di quella ragazza sono un po’ cambiati da quel giorno, vedendo il fumo che saliva. Stringeva una mano e fissava il vuoto, con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che abbiamo noi, che abbiamo visto Genova.

    La stessa ragazza è passata di fronte ad una caserma tornando a casa. Dentro quella caserma si stava compiendo qualcosa di orribile e ancora adesso, quando ci passa, lei guarda e qualcosa le si spezza dentro.

    C’era una volta Piazza Alimonda.

    C’era una volta lo stragismo di stato, che passava attraverso membri delle forze dell’Ordine deviate – deviate, ci tengo a sottolinearlo, ma non poche mele marce. E anche se fosse una mela marcia, avete mai provato a mettere una mela marcia con le mele buone? Provateci e vedete che succede.

    C’era una volta un ferroviere anarchico che decise di uscire dalla finestra della Questura di Milano. Però si era dimenticato di essere al quarto piano. Morte accidentale di un anarchico.

    C’era una volta la piazza, il fanatismo di ambo le parti. C’era una volta il senso critico che permetteva di distinguere il buono dal cattivo e di dire che ci sono manifestanti buoni e teste di cazzo, poliziotti buoni e mele marce, che anche le forze dell’ordine sbagliano e che quando si uccide – soprattutto in quel modo – si è assassini, che si sia guardie o ladri, da una parte o dall’altra della barricata.

    Sono cose a cui dobbiamo attaccarci. Senza mai dimenticarci dei poliziotti buoni. Ci sono anche quelli.

    E poi c’è questo.

    di cui non so cosa dire. Se non

    mai più


    lo staff del Punto Cieco esprime solidarietà alla Grecia, al partigiano Glezos ritratto in foto e a tutti i manifestanti.
    Mην απελπίζεστε.
    United as one, divided by zero.
    Ricorda inoltre tutte le vittime delle violenze al G8 di Genova, dei movimenti NO GLOBAL, NO TAV e della manifestazione dello scorso 15 Ottobre, dove pochi individui violenti hanno attirato su una folla innocente le camionette con gli idranti e i manganelli.


  9. Via Craxi! (esortazione, non indirizzo)

    February 13, 2012 by admin

    Lettera semiseria al Sindaco di Firenze, quello cciòvane.

    Renzi. Io e te dobbiamo fare un discorsino. Metti via l’orsacchiotto, non serve il vicesindaco.
    Renzi, mi han detto che a Firenze vu volete intitolare una via a Bottino Craxi – come vedi mi rivolgo a te in vernacolo, che ci si capisca, ovvia – e allora mi sono detta. Vuoi che Renzi, siccome è tanto giovane, sia così giovane da non ricordarsi di Craxi? No, metti che si confonde. Io mi preoccupo per te, Renzi, perché ultimamente hai delle tendenze inquietanti e mi fai paura. Non tanto quanto Bersani – tu almeno sei di formazione DC, le cazzate le avete un po’ nel DNA, guarda Giovanardi che ha combinato ieri – ma mi fai paura e quindi dovevo scriverti.
    Renzi, ma tu che sei democristiano, non ce l’hai uno zio vescovo, un Papa, un santo a caso, a cui dedicare la via? Guarda, svesto persino i miei panni di anticlericale per cinque minuti e rendo grazie, se mi accontenti. No, davvero, Renzi: mettici un tuo parente – fai come Alemanno con l’ATAC, ma tu fallo con le vie. Occhio ai pini, però, anzi, ai cipressi, che sono autoctoni – mettici un democristiano di quelli meno brutti, ma Craxi no. Lo so che ora va di moda rivalutare tutti. Lui, poi, lascia un grande patrimonio politico. Preso dalle tasche degli Italiani, è vero, ma è comunque grande. Va bene che poi noi abbiamo questa bizzarra tendenza a santificare i cari estinti – e Craxi ci è costato carissimo, quindi a maggior ragione – ma non è che quando qualcuno muore da latitante diventa esule e da ladro diventa perseguitato. Renzi! È Craxi, non Giacomo Matteotti! Guarda, Craxi dovrebbe essere escluso solo per aver regalato la legge Polaroid a quel signore sui tacchi che sei andato a trovare ad Arcore un po’ di tempo fa. Va bene che ora si dedicano monumenti alla Petacci e vie a Mussolini (statista), ma tu sei cciovane, devi andare controcorrente, Renzi! Renzi, Craxi ha creato Brunetta, non puoi dedicargli una via, per Dio!
    Lo so che mi fogo troppo, Renzi, ma tu che vuoi rottamare la vecchia politica, dovresti dare il buon esempio, non come D’Alema che voleva fargli il funerale di stato e che in mancanza di questo ha ripiegato per inviare una delegazione – e non per riprendersi quello che Craxi ha rubato, no. Per omaggiarlo, ma bada, Renzi, che noi s’è proprio un popolo di fave! E tu vorresti fare come costoro? No, guarda, Renzi, non farlo. O, se proprio devi, assicurati che sotto ci sia la didascalia giusta. Questa qui.

    Ma poi Firenze è bella. Mi piace. Se ci fai una via così, io poi come ci passeggio che mi viene l’ansia di passarci? Senza contare che a Craxi di vie ne hanno dedicate un sacco. Sui muri della mia città c’è ancora scritto VIA CRAXI con la vernice rossa. Ah, dici che quella è un’altra cosa? Va beh. Allora niente. Salutami Geronimo Stilton.

    Pace e Bene (più pace che bene)

    Lucifero, il Demonio, per brevità chiamata Lu.

    È un post scemo, ma dovevo scriverlo.
    L’orsacchiotto e Geronimo Stilton fanno riferimento a battute di Maurizio Crozza.


  10. O-scemità – Omofobi col culo degli altri

    February 12, 2012 by admin

    Ero qui – sotto il ghiaccio, devo dire. Anche oggi non si va oltre lo zero – che cercavo di farmi i fatti miei. Perché poi lo so, quando smetto di isolarmi dal mondo mi indiavolo. Non tanto per i cretini di Pontifex che commentano la morte di Withney Houston in maniera indecorosa e imbecille – quale che ne sia la causa, una morte è sempre una morte – e nemmeno perché in Veneto il Popolo delle Libertà Condizionate tessera i morti. No, oggi quel che mi va di traverso si incarna nella mirabile persona di Giovanardi.

    Non sapete chi è? Beati voi. Ma siccome – va da sé – non capireste quest’articolo, ve lo devo spiegare. Pronti?

    Giovanardi è un ex democristiano. Direi che basta questo.
    No? Allora va bene, ci riprovo. Giovanardi è un cretino. Il cretino che ha firmato assieme a Fini – non quello dei tortellini – la legge che equiparava le droghe leggere a quelle pesanti. È anche lo stesso che ha cercato di limitare la libertà d’espressione degli antiproibizionisti. Sempre lui, nel 2009, ha definito la morte di Stefano Cucchi come attribuibile al fatto che il giovane fosse anoressico, drogato e sieropositivo – sono cose, queste, che lasciano lividi e fratture visibili, non lo sapevate? Per ulteriori informazioni sulla vicenda di Cucchi, vi rimando qui ma anche al link precedente – e sempre lui ha condannato come lesiva dell’immagine della famiglia tradizionale questa pubblicità dell’IKEA. A prescindere dalla mia voglia di andare all’IKEA e comprare tutta una schiera di librerie Billy per solidarietà, lo vedrete da voi che Giovanardi è un cretino. Notate, lo sto ripetendo. Esprimo la mia libera opinione, secondo l’articolo 21 della Costituzione Italiana, anche perché la parola cretino viene da chrétien, cioè cristiano, seguace della religione suddetta. Giovanardi è cristiano, quindi è cretino. Non che tutti i cristiani siano cretini. Lui però sì.

    Comunque, Giovanardi è omofobo. Non che sia una novità. Va – metaforicamente – a braccetto con Povia, un altro cretino – i coglioni vanno sempre in coppia. In questo caso il loro nome è legione, perché sono in molti, siccome la loro mamma è sempre incinta* – e a turno pare si divertano a esternare questo loro sentimento. Sicché Giovanardi, alla domanda “che effetto le farebbero due ragazze che si baciano alla stazione?” ha risposto:

    A lei che effetto fa se uno fa pipì? Se lo fa in bagno va bene, ma se uno fa la pipì per strada davanti a lei, può darle fastidio

    paragonando, in pratica, una normale effusione di una coppia innamorata all’atto della minzione in luogo pubblico.

    E io mi sfavo. Scusate, mi sfavo davvero.
    Non mi va di ribadire ovvietà – l’amore è amore, quali che siano le parti in causa – né di parlare per frasi fatte. Presenterò qualche considerazione:

    • primo: ci sono baci e baci. Per intendersi, io detesto quelli che limonano in pubblico con sei metri e mezzo di lingue imprecisate che fanno la gastroscopia nei reciproci stomaci. Non dico che superi il limite della decenza – per me la decenza ha ben pochi limiti – ma mi infastidisce ugualmente. Che sia una coppia gay o etero. Però – e questo è bene dirlo – se vedo due ragazze/i salutarsi con un bacio normale la prendo al medesimo modo. Sorrido, perché sono teneri.
    • secondo: ognuno ha la sua sensibilità. Per questo motivo, vorrei che Giovanardi smettesse di parlare, perché offende la mia. Vorrei, ma ovviamente non posso tappargli la bocca, perché sono una persona democratica. Lui no, per questo blatera delle differenze tra amori di serie A e di serie B e vorrebbe tarpare la libertà d’espressione altrui.
    • terzo: se chiedeste a me se è giusto, nella mia opinione, che l’attuale Pontefice – ma anche quello precedente, e il successivo – vada in giro ricoperto d’oro mentre le gente muore di fame, vi risponderei che è un paradosso, ricordando il discorso della Pianura** praticamente a memoria. Se mi chiedeste poi che effetto mi fa, vi direi che mi fa star male. Male in senso fisico, non soltanto psicologico. Trovo che sia un’offesa al buonsenso. Paragonerei tutto questo ad un atto osceno? Nonostante tutto, no. Perché – e qui torno al punto di prima – la mia sensibilità è un filo più elevata di quella di Giovanardi e a dispetto del mio essere atea e anticlericale, non posso esserlo con il cervello degli altri. E allora? E allora vorrei che l’esimio suddetto smettesse di essere omofobo col culo mio. Perché così facendo esprime una linea retrograda ad una società già impantanata dal fatto di avere il Vaticano sul pianerottolo e ricordiamo che sta nel partito di un tizio che andava a letto con tutte le escort che trovava. E viene a parlare di indecenza a noi***?

    Vorrei precisare un’ultima cosa:
    io non mi sono mai presa la briga di precisare la mia identità sessuale con nessuno, perché non lo ritengo necessario. Credo che possa esistere più di una forma d’amore, credo che ci si possa innamorare di ambo i sessi e non credo nelle etichette.
    Sono probabilmente più etero che non, ma sono anche una convinta libertaria e sono una femminista:
    quando leggo certe storie, per dire, dove la femmina di turno è una povera scema, o peggio, una che pensa che il sesso orale sia da “poco seria” ma che il vero amore la nobiliti, quando sento di donne che si concedono a seconda del regalo che ricevono io mi sento offesa.
    Quando un parlamentare della Repubblica esprime certe posizioni, io mi vergogno.
    Quando sento parlare di discriminazione, sto male.
    Io non sono grigia, sono rossa.
    Col culo mio.

    *citazioni concatenate: due espressioni idiomatiche e Vangelo di Marco 5, 9
    ** Luca 6, 20.
    *** noi, non tanto io, ma noi, perché mi sento parte in causa anche io.